Lo stesso sogno ღ

ღ Senza Nome aprì la pagina profilo di Ninfa un pomeriggio in cui i grafici discutevano della veste della sua monografia su De Chirico. La riunione era quanto di più noioso si potesse pensare, ma non si poteva saltare. Il libro non era solo un romanzo, le foto e le riproduzioni erano fondamentali e l’autore non poteva mancare. Si mise in un angolo del tavolo e dopo aver dato un’occhiata alla sua pagina, incrociando l’icona di Ninfa decise per la prima volta di cliccarla. Gli apparve subito la scheda…”Sposata, madre, 40 anni, laureata alla Statale in Lettere Moderne (1994)…Magari la conosco.” Fissò per un po’ la foto. Ma non gli veniva in mente. Si spiegò tutta la padronanza che dimostrava nei suoi commenti.”Magari frequentavamo lo stesso corso tenuto dalla P.” P. era la docente di storia dell’arte contemporanea che gli aveva aperto le porte dell’università, appena laureato, prendendolo come assistente.
Lesse che Ninfa, lavorativamente, aveva cambiato totalmente campo. Ma rimase per un po’ a fissare la foto, gli sembrava familiare, simpatica, come se l’avesse vista sorridere e parlare. Erano passati quasi vent’anni, probabilmente lei era cambiata, come lui del resto. “Se ci conosciamo me lo farà notare sicuramente!” Decise di scriverle un messaggio privato. Voleva ringraziarla per l’involontario innesco dell’idea degli errori. La pagina veleggiava sui 350mila iscritti e come divulgatore gli sembrava una vera miniera d’oro. “Cara NinfaDeiBoschi, La volevo ringraziare per avermi suggerito l’idea della caccia all’errore…Grazie anche per essere sempre fra quelli che lo scovano, l’errore. Continui a seguirmi. Complimenti per la preparazione! Saluti” Non fece in tempo a schiacciare invio che gli arrivò la risposta di Ninfa. “Prego Professore! Adesso capisco perchè continuo a sognare che mi paga il parcheggio della macchina, passandomi una banconota da 500 lire…Scherzo!!! Grazie a Lei. Mi diverte immensamente beccarla in castagna! Tanti saluti, Nì“. Rilesse più volte. Non credeva a quello che leggeva. Il sogno della banconota l’aveva fatto più volte anche lui. Si rimise a fissare la foto. Il volto gli sembrò ancora più familiare.

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