I co.co.co. esistono anche nei templi della televisione. Un po’ come dovunque. Lo scandalo é che se sei donna, hai un contratto di questo tipo e malauguratamente in quel periodo inizi una gravidanza, sei gentilmente e automaticamente licenziata. Su uno di questi contratti, per i quali la qualifica capestro é quanto mai azzeccata, esiste una clausola chiaramente scritta e discriminatoria “Nel caso di malattia, infortunio, gravidanza, causa di forza maggiore o altre cause di impedimento insorte durante l’ esecuzione del contratto… Comunque, ove i fatti richiamati impedissero a nostro parere, il regolare e continuativo adempimento delle obbligazioni convenute nella presente, quest’ ultima potrà essere da noi risoluta di diritto, senza alcun compenso o indennizzo a suo favore” E’ o non é illegale?
Certe cose non succedono! Non si discrima il genere!
Ma la faranno anche agli uomini la domanda fatidica? Mi chiedo se a tutti i colloqui di lavoro che ho sostenuto, pubblici e privati, nell’attimo in cui mi veniva fatta la fatidica domanda “Ma ha intenzione di fare un figlio a breve?” io fossi sotto effetto di stupefacenti, cioé se stessi all’apice di una allucinazione, dato che é illegale fare certe domande.
In particolare ricordo una CAPA del personale, a cui potendolo fare, dato che quel posto mi faceva cagare, ho fatto i complimenti per l’eleganza e la solidarietà femminile dimostrata, anche un po’ pesantemente. Chissà perchè quel lavoro non l’ho avuto.
Talmente illegale, la fatidica domanda, che a certe indiscrezioni va sempre risposto il falso.
Homo homini lupus ce lo ricordiamo tutti. Continua, anzi deve continuare, foemina foeminae lupior.
Una volta al massimo ci chiedevano: militesente? Ora non è più necessario. Triste molto triste che queste cose non si possano riformare con le riforme, queste non sono in grado, neanche a volerlo, di ripristinare l’onestà intellettuale e l’umanità!
diciamola tutta è sempre stato un atto grave e scorretto nei confronti delle donne. clausola quasi al pari del cosiddetto “cappio” nei confronti del lavoratore a nero. e dire che sarebbe un diritto avere un lavoro regolare non elemosinarlo o quantomeno schivare le frustate del datore di lavoro quando riesci ad averne uno. anni e anni luce lontani un modello moderno di società civile.
Bruce
Dovremmo parlare di genitorialità, non di gravidanza, per cui: o le donne si autofecondano, o qualcuno è “corresponsabile” – e compartecipe, magari – dell’evento. I padri dovrebbero iniziare a battagliare per pretendere permessi di lavoro che consentissero loro di assentarsi in parallelo a non in alternativa alle compagne (realtà che ESISTE GIA’, ad esempio, in Scandinavia, come hanno testimoniato dei nostri amici norvegesi). A quel punto, tutti sulla stessa barca: o assumi/licenzi tutti, o non assumi/non licenzi nessuno.
Tutta la mia solidarietà maschile.
Nel mio piccolo almeno sono riuscito qualche anno fa a far fare un passaggio di categoria ad una mia collaboratrice mentre era in gravidanza. So che non c’è nulla di trascendentale ma con il direttore, pardon la direttrice, del personale, all’epoca avevo battagliato non poco.
è una questione che mi fa talmente girar le scatole non sai quanto. Santo cielo basta! Ma dobbiamo pagar sempre noi? Se facciamo figli e se non ne facciamo se lavoriamo e se non lavoriamo se abbiamo la farfallina e se non ce l’abbiamo. Qui il problema si fa sempre più serio: i diritti fondamentali vengono saltati a piè pari. Viva la revolucion!