ღ Senza Nome si era allontanato dal palazzo dove Ninfa era entrata. Era talmente confuso, che il primo istinto fu quello di nascondersi, come faceva da studente, in una galleria d’arte. Gli Uffizi erano a quattro passi. Avrebbe dovuto fare la fila per entrare, ma una volta dentro avrebbe potuto farsi guidare dall’istinto in un certa sala, davanti a un certo quadro e là, perdendosi ad osservarlo, si sarebbe sentito di nuovo sicuro. Ricordava con nostalgia i tempi della specializzazione alla Sorbona, quando aveva accesso illimitato al Louvre. I custodi della Grand Gallerie lo conoscevano perfettamente. Più di una volta era stato beccato oltre l’orario di chiusura, seduto su qualche divanetto, intento a fissare come in trance un dipinto. Una volta, in particolare, davanti a “La morte della Vergine” di Caravaggio, lo recuperarono un’ora dopo la chiusura. Sembrava guardasse ogni singola pennellata. Era rimasto schiacciato dal dolore della ragazza, raggomitolata sullo sgabellino, in primo piano. Non riusciva a smettere di guardarla. Ai suoi studenti tentava di spiegare che le maratone all’interno dei musei non servivano a nulla. Si doveva scegliere un percorso di poche opere e darsi il tempo di osservare e ascoltare quello che la singola opera raccontava. Si ricordava il commento di uno studente delle superiori durante una sua visita a Roma “A professò! Pei Musei Vaticani ce vonno 50 anni e un mutuo ar tuo rit-mo! Damose ‘na mossa!” Aveva riso anche lui…Una Mossa…Non poteva continuare ad evitare la realtà. Se si era innamorato di un’idea era il momento di verificarlo. Invertì di nuovo la direzione. Dopo poco si ritrovò davanti all’ingresso della portineria. Mise su la faccia gioconda da talk show e andò dentro. C’erano due addetti alla portineria. “Buongiorno! Mi scusi, ho appuntamento per pranzo con la Signora Boschi…Ma non risponde al telefono. Potrebbe avvertirla che sono arrivato?” “Certo, chi devo dire?” “Sono…Il marito. L’aspetto qui.” La scusa peggiore potesse venirgli in mente.